• Mer. Apr 24th, 2024

Amiâ Zena

Genova è la città più bella del mondo!

Ciao Pirati dei Ratti!!!

Mercoledì scorso io e papà siamo andati a Sturla per uscire in barca con “Zack”, il papà di un mio amico con il quale giocavo a pallanuoto.

Appena siamo arrivati ho subito visto il suo gozzo rosso e blu (da buon genoano) che tiene in un box, un misto tra un museo del mare e una piccola falegnameria!

Sui muri e al soffitto ci sono innumerevoli canne appese; canne da traina, da bolognese, da spinning…

Oltre ad essere un bravissimo pescatore, Zack, lavora anche il legno, infatti appena siamo entrati nel box, c’era un buon odore di legno.

Salendo una scala, si accede ad un soppalco dove c’è una piccola cucina nella quale prepara il tonno sott’olio.

Dopo aver mangiato un pezzo di focaccia, abbiamo portato il gozzo fuori, lo abbiamo messo sullo scaletto che porta a mare e lo abbiamo messo in acqua. Diego ha remato per una cinquantina di metri e poi ha acceso il motore.

Dovete sapere che il gozzo di Zack è molto vecchio, l’unica cosa moderna è un ecoscandaglio che serve per vedere i pesci in mare. Papà mi ha sempre detto che il suo motore fa un gran casino, ma non pensavo così tanto. Appena lo ha acceso faceva lo stesso rumore di un carro armato, se non peggio. È un vecchio motore entrobordo diesel che però non si ferma mai.

Una volta usciti dalla corsia di sicurezza, abbiamo messo le canne in acqua, come esche avevamo degli artificiali che assomigliano a dei piccoli totani colorati. L’acqua era calma e limpida, il cielo azzurrissimo senza una nuovola. Dopo circa quindici minuti che stavamo navigando entrambe le canne si sono piegate, segnale che un pesce aveva abboccato all’amo.

Io ho recuperato la canna di sinistra e papà quella di destra, come sempre papà ha perso il pesce mentre io ho recuperato una piccola ricciola che sarà pesata circa un etto e mezzo. Visto che le ricciole arrivano a pesare fino a 60 chili, la abbiamo liberata senza pensarci due volte.

Dopo una decina di minuti, con le canne di nuovo in pesca, la canna di destra si è piegata, era una piccola lampuga dai toni verdi e gialli sul dorso, anche questa visto che non era grande l’abbiamo rilasciata subito.

Passata circa un oretta avevamo iniziato a pensare che non era giornata di pesca ed eravamo pronti a rientrare a terra, quando davanti a Sori la canna di sinistra si è piegata e la lenza ha iniziato a cantare. Ho recuperato facendo un po’ di fatica e ho tirato in barca un bonito da un chilo. Il bonito è una specie di tonno, come l’alletterato o la palamita. Bisogna ovviamente osservare le dimensioni minime per tenerlo e preparto per fare il tonno sott’olio è buonissimo.

Dopo aver navigato  per circa un oretta, hanno abboccato altri due pesci: una era una ricciola piccola che abbiamo rilasciato subito, mentre l’altro pesce che stava recuperando mio padre si è slamato. Non so se papà ha sfortuna o non sa pescare, ipotizzo più la seconda.

Arrivati praticamente davanti a Camogli e non avendo più segni della presenza di pesci abbiamo iniziato a tornare verso casa. Mentre giravamo per tornare verso Sturla, una canna si è piegata tantissimo dando un forte colpo nel porta canne. Doveva essere un pesce sicuramente più grande del bonito che avevo preso, ma sfortunatamente non aveva mangiato bene l’amo e così si è liberato ancora prima di capire che pesce avesse abboccato.

Nel tragitto tra Camogli e Sturla, avevamo visto in mare tantissime cassette di polistirolo abbandonate da qualche pescatore. Mi immaginavo la scena dei pescatori maleducati che davanti agli amici si lamentano del mare sporco e poi quando sono in mare e nessuno li vede inquinano abbandonato bottiglie, lenze e anche peggio: le cassette.

Arrivati a Sturla avevamo nel secchio dei pesci il bonito e sul pagliolo della barca sei cassette che abbiamo recuperato in mare.

Una volta messa la barca a terra, Zack ha pulito il pesce e io ho conservato la coda che ho messo a seccare sotto sale come ricordo.

Zack nel suo “box museo” ci ha fatto vedere diversi ricordi che ha messo nella resina: i denti di un orata, quelli di un sarago, quelli di un serra e quelli grandissimi di un dentice da 10 chili. Credo che se quel dentice ti mordesse sentiresti un male atroce perché la dentatura era grande come quella di un bambino, con dei denti grandi e super appuntiti.

La cosa che mi ha stupito di più nel box di Zack, è stata la sega di un pesce sega che doveva essere enorme. Soltanto la sega, appesa sul muro, è lunga 1 metro e 30, immaginate come doveva essere il pesce intero.

Così, finita la nostra giornata di pesca, abbiamo preso solo un bonito da un chilo che metteremo sott’olio, ma per me è stata un’esperienza bellissima e mi sono divertito un sacco.

Grazie Capitan Zack!!!

1 commento su “Una giornata con Capitan Zack”
  1. salve!!
    allora se ho capito bene c’è un pescatore migliore dell’altro..; vediamo.. sarà mica il più giovane??? o più fortunato??, bravi per la prassi ecologica: le cassette di polistirene in mare.; non ci azzeccano proprio.
    Vorrei dire al bravo pescatore … di avere SEMPRE come già fa.. un pensiero riconoscente per coloro che gli danno qualche momento di relax, divertimento, esperienza nuova.. e serenità!!!!

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