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Amiâ Zena

Genova è la città più bella del mondo!

Negozi e locali di Via San Vincenzo e dintorni nel periodo prebellico. Di Angela Valle

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Dic 17, 2021

Ciao Pirati dei Ratti!!!

Oggi vi proponiamo un racconto della cara Sig.ra Angela Valle la quale ha lasciato alla figlia Mirta Marinari molti racconti relativi al periodo della seconda guerra mondiale

In questo racconto ci testimonia come erano i negozi di Via San Vincenzo nel periodo prebellico.

Buona lettura!!!

Negozi e locali di Via San Vincenzo e dintorni nel periodo prebellico


I Panettieri vendevano soltanto pane
I Pastai soltanto pasta e riso
I Formaggiai soltanto formaggi
I Droghieri spezie, cereali secchi, benzina, alcool e flit (allora c’era solo quello per le mosche). Vendevano anche delle lunghe liste spennellate di colla che si appendevano ai lampadari per far sì che le mosche ci si incollassero
I negozi dell’olio e sapone ovviamente vendevano soltanto molti tipi di olio e sapone
I profumieri vendevano solo profumi e non prodotti di bellezza, anche perché allora ce n’erano ben pochi
Le Farmacie vendevano unicamente medicinali
I Bisagnini venivano dalla Val Bisagno con frutta e verdura
I Torte e Farinata (che si chiamavano anche Tortai) preparavano e vendevano la farinata, la torta di bietole e qualche altro tipo di ripieno.
Lattai, Macellai e Salumieri erano come quelli di ora
Naturalmente non esistevano Supermercati né Bazar!



Imboccando Salita della Misericordia da Via San Vincenzo, sulla sinistra, adesso c’è una lavanderia ma a quei tempi c’era un vinaio che si chiamava Venanzio. Lo ricordo ancora, fermo sulla soglia del suo ampio negozio, con le guance e il naso rubizzi e a gambe divaricate, forse perché era sempre un po’ brillo e quindi con l’equilibrio precario!
Proseguendo per la Salita c’erano due botteghe di fabbro (Raffo e Osti) e un deposito di vini all’ingrosso: i proprietari avevano un’unica figlia, Milena Salvestrini, che era una delle mie poche amichette.


Proprio di fronte a questo deposito si trovava (e c’è ancora) una bella porta rossa che era ed è l’ingresso secondario del “Tennis Club”, che esiste tuttora. Ma la porta adesso è tutta stinta.
Tornando al vinaio Venanzio, di fronte al suo negozio c’era una latteria, piccola, buia e sporca e, subito dopo, una bella bottega di salumeria, grande, luminosa e da fare invidia a quelle d’oggi.

Il proprietario era un certo Silvio Ballestrero e si diceva in giro che fosse il più ricco commerciante della zona.
Un poco più in là, in Via San Vincenzo, andavo a comprare l’olio da “o scio Milio” (che vendeva solamente olio e sapone), un omino tutto pulito e ordinato e molto gentile e compito, che sapeva far sembrare i suoi umili gesti di bottegaio molto eleganti: per versare l’olio nella bottiglia che mamma mi consegnava, usava una specie di mestolo con il manico lunghissimo che terminava con un contenitore cilindrico a beccuccio che “o scio Milio” immergeva in un barile d’olio.

Non ricordo di aver mai chiesto un certo tipo di olio: era olio e basta, e aveva un gusto squisito. Almeno io lo ricordo così.
Più avanti, sulla destra, c’era l’unica merciaia, “a scia Marinin”, una vecchia signora magrissima, sempre vestita di nero, con un nastro nero intorno al collo e i capelli tinti di un nero rossiccio. Non parlava mai, almeno con me, e quando andavo a comperare l’occorrente per la mia mamma che faceva la sarta, mi intimoriva un po’.


A sinistra, verso Brignole, c’era un cuoiaio (un altro si trovava vicino a Via XX Settembre accanto alla Torrefazione), che vendeva un po’di tutto ciò che era inerente al settore cuoio e pelle e faceva anche riparazioni, perché allora sì che c’era il riciclo!


Sempre da quella parte della via c’era un negozio che non saprei come definire…so soltanto che vendeva tappi di sughero e sughero di tutti i tipi.
Di fronte c’era una drogheria che sembrava un piccolo bazar tante erano le cose che vendeva: aveva il nome dei due titolari, Vallebona e Ratto, ed io la ricordo sempre gremita di clienti.


Più avanti, quasi a Brignole, c’era sulla destra un negozio di “Torte e Farinata”, (così diceva l’insegna) ed è in questa bottega che la mamma mi mandava a far cuocere il tegame (tiàn), che lei stessa confezionava. Metteva la teglia dentro una tovaglietta con le cocche annodate per facilitarmi il compito di portarla fin là ma, mentre l’andata era abbastanza leggera, il ritorno, quando andavo a ritirare il tegame ormai cotto, la fatica era tanta perché dovevo sorbirmi tutta Salita della Misericordia in su. Ed io ero una bimba molto esile! Ma non mi sono mai lamentata anzi, ero orgogliosa dell’incombenza assegnatami. Queste erano le bambine di tantissimi anni fa. Un paragone con quelle di oggi? No, come sempre, meglio di no.


Uscendo per un momento da Via San Vincenzo, vorrei ricordare un altro locale che si trovava in Piazza De Ferrari, dalla parte di Via Ettore Vernazza: si chiamava Bar Giavotto e a me piaceva moltissimo perché aveva tutte le pareti tappezzate di vetrine a muro, piene di bottiglie di ogni tipo e il bancone in legno costruito in modo che sembrasse una fila di grosse botti. Io lo ricordo benissimo perché, quando il tempo lo permetteva e papà ritornava un po’ più presto dal lavoro in negozio, i miei genitori ed io, fin da quando ero ancora molto piccola e per molti anni, facevamo una passeggiata serale per arrivare al Bar Giavotto, dove anche a me veniva dato un piccolo bicchiere di Moscato che io sorseggiavo chiacchierando con le bottiglie che erano diventate le mie amichette e alle quali avevo persino dato un nome. Là, in quell’angolo di negozio, io mi sentivo felice e mi sembrava di avere tante sorelline, quelle sorelline che non ho mai avuto ma tanto desiderato.


E torniamo a San Vincenzo, ricordando che, quasi a Brignole, sotto ai portici, c’era il cinema Luna, che poi si chiamò per anni Roma. Ora…non so. Era l’unico svago del quartiere, se si esclude il cinema della Parrocchia della Consolazione, che però funzionava soltanto la domenica pomeriggio. La mamma era una patita di cinema e qualche sera mi portava con lei, perché allora non c’era nessun pericolo a circolare da sole di notte. Ma a me quei film per adulti non piacevano, eccetto uno, l’unico che ricordo: l’interprete era l’attrice Sonia Henie, una campionessa di pattinaggio su ghiaccio. Io mi ero innamorata sia dell’attrice che del pattinaggio, ma i miei genitori non mi vollero comprare i pattini a rotelle da me richiesti e così mi accontentavo di usare qualche volta quelli di Edda, altra mia amichetta, che possedeva tutti i giocattoli che esistevano allora.


Eppure a quell’epoca la nostra miseria era finalmente finita perché il mio papà era riuscito ad avviare bene il suo negozio di oreficeria – orologeria che rendeva abbastanza per darci una vita comoda e serena. Ma la malasorte stava in agguato e…scoppiò la Seconda Guerra Mondiale!
Con essa, l’obbligo immediato del coprifuoco serale e notturno e l’oscuramento di tutte le finestre, per non far trapelare all’esterno nemmeno la più piccola luce.


Ciò nonostante, le “bombe intelligenti”, come le chiamavano allora, anziché distruggere la Stazione Brignole, e cioè il loro obbiettivo, distrussero completamente Salita della Misericordia e una parte di Via San Vincenzo.
E da quel momento cominciò la parte più difficile della mia vita che, in un modo o nell’altro, continuò per molto, molto tempo!

Siamo certi che anche questo racconto vi sarà piaciuto tantissimo!

Ciao P.

2 commenti su “Negozi e locali di Via San Vincenzo e dintorni nel periodo prebellico. Di Angela Valle”
  1. Essendo io del 39 ho vissuto i primi 5 anni nell’oblio, ma dopo di via San Vincenzo ricordo le macerie di via Orti Sauli, il Palazzo del nr. 70 rovinato fin sulla via. Ero per mano di mia nonna Elvira proveniente da Brignole e il sole batteva sulla facciata di questo Palazzo dove c’erano tre finestre con la ringhieretta. Ora parte della facciata è nascosta da un gigantesco manifesto che copre gli speroni del Palazzo diroccato. poi furono murate durante i lavori del palzzo con i portici. Nel 95 feci dei lavori in questo resto di palazzo e ricordai all’architetto l’esistenza di quelle tre finestre in fila verticale, e saggiando i muri all’interno trovammo il varco della finestra murato con all’interno la vecchia finestra d’anteguerra con vetri e cremona originali. Oggi tutti gli inquilini hanno riaperto le finestre di quel lato. Fra l’altro essendo rivolte a est si vede la stazione ed entra il sole fino a mezzogiorno.

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